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Il Racconto di Natale: Basilio

Andavamo tutti gli anni, a settembre, ad aiutare Basilio, caro ed inseparabile amico di mio padre, nella vendemmia di uva americana nella campagna di San Carlo di Cese nell’entroterra di Pegli.

Era il periodo delle scuole elementari e ricordo che dalla prima alla quinta si ripeteva questo rito di fine estate quando, nella vigna più bassa suo figlio Gianpiero ed io, coetanei, con un cestinetto in una mano e un tronchesino dall’altra aiutavamo in questo lavoro, che era per noi un divertimento ma in realtà un vero e proprio impegno duro dal quale dovevano derivare vino e uva da vendere, e quindi una fonte di sostegno indispensabile in quei primi tremendi anni ’50.

Io ero al settimo cielo, come sempre quando ero con mio padre, ed anche la presenza di mia madre, che in quella famiglia di amici contadini fungeva da cuoca per tutti, ci faceva stare per alcuni giorni insieme in quella che per me era una breve vacanza, l’unica che ci potevamo permettere.

Ma il giorno più bello era quando tutto era finito e intorno al tavolo della cucina della grande casa, in mezzo ai prati, i nostri genitori facevano il programma per le feste di Natale. Saremmo arrivati qualche giorno prima e, anche in questa occasione, mia madre avrebbe fatto la cuoca con l’aiuto di Rosa, la mamma di Gianpiero, che avrebbe attinto al pollaio per procurare la materia prima del pranzo: uova per la pasta fresca, conigli, galline e all’orto per le verdure, le patate ecc.

Non ricordo con precisione l’anno, forse il ’55 o il ’56, ma ricordo esattamente quei giorni di Natale.

Erano tempi di grande freddo e di neve e questo paesino, sotto il monte della Guardia, era stretto in una morsa di gelo: la chiusa dell’acqua fuori casa era un pezzo di ghiaccio ma dentro, intorno ad una enorme stufa a legna, stavamo al caldo in allegria ad ascoltare i racconti di caccia di Basilio, di quando la volpe gli aveva rubato il fucile mentre lui dormiva, e quelli di pesca di mio padre quando aveva preso con un gancio da ghiaccio un verdone che si aggirava davanti ai bagni Elena di Prà.

Si andava avanti tutto il pomeriggio, tra una chiacchiera e un gioco, e a sera ci si infilava in un letto scaldato dal cosiddetto “prete” con la tramontana che soffiava tra gli alberi, fino a che il sonno veniva a chiudere una giornata bella e a prometterne un’altra di piena e semplice felicità e gioia.

Così era, così non è più.

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Da anni un'appassionata di sogni, smorfia, e tutto quello che ci aiuta a capire meglio quello che ci succede-

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